logo trebbio La Storia del Castello

Il castello risale al 1364, data dell’edificazione della vicina cappella. Proprietà dei Medici fin dal 1309, venne internamente ristrutturato da Michelozzo fra il 1420 c il 1426 per Giovanni di Bicci dei Medici; dopo il 1434 per il figlio di Giovanni Cosimo de' Medici meglio noto come Pater Patriae – Michelozzo,  secondo il Vasari fece poi molti altri acconcimi al castello, che venne dotato

michelozzoMichelozzo Michelozzi

cosimo de medici pontornoCosimo de Medicidel bel giardino ‘chiuso’ per la selvaggina’, divenendo così tenuta di caccia e falconeria, infatti nei boschi intorno, allora come oggi abbondava selvaggina di ogni tipo. La grande torre quadrata probabilmente data a partire dal XII secolo, senza dubbio avamposto fortificato sin dai primordi della repubblica fiorentina, situato sul luogo di un precedente guardingo longobardo a dominare il ‘trivio’, l’incrocio dal quale passava un antichissimo sentiero pedecollinare etrusco, poi strada romana nel 187 a.C e in seguito via Francigena. Le mura perimetrali coronate originariamente da camminamento esterno risalgono al 1364, e vennero ad avvolgere la torre stessa e due edifici residenziali. L’architettura è di grande interesse. La torre è il pernio compositivo dell’organismo architettonico ideato da Michelozzo che venne a comprendere anche il nuovo corpo con la loggia terrena, realizzando un mirabile unicum che si snoda intorno all’irregolare corte centrale. Cominciando da una rampa di scale esterna i vari livelli procedono su più piani attorno alla corte stessa. L’originario camminamento trecentesco, coperto dalla falda corta del grande tetto unificatore del castello gira tutt'intorno ai bastioni e si collega con la scala che sale al sotto tetto della torre, da Michelozzo fortemente rialzata dalla quale è possibile godere di un magnifico panorama. Il castello non fu mai coinvolto in alcun conflitto o attacco di qualche rilievo, aveva soprattutto un carattere rappresentativo, a celebrare il prestigio mediceo;fu il modello architettonico di riferimento del confinante castello di Cafaggiolo, ereditato da Cosimo nel 1443. Cosimo il Vecchio, con i figli Piero e Giovanni, i nipoti, la moglie Contessina de’Bardi e la famiglia tutta devono aver trascorso molti giorni felici nella grande tenuta mugellana, cacciando col falco e con i cani sulle colline circostanti e pescando nella Sieve.Poi nel 1451 il castello del Trebbio venne destinato a Pier Francesco dei Medici, figlio del fratello di Cosimo, e alla sua morte nel 1476 venne ereditato dai suoi figlioletti ancora minorenni, Lorenzo e Giovanni, affidati alla tutela di Lorenzo il Magnifico. Proprio nell’estate del 1476 soggiornò al Trebbio il celebre Amerigo Vespucci, ospite dello zio Bernardo che era contabile della fattoria. Il bel pergolato michelozziano annesso al giardino avrà accolto in questi anni alcuni filosofi dell'Accademia Neoplatonica: Poliziano, Marsilio Ficino e forse anche il poeta amico dei Medici, Luigi Pulci, la cui famiglia possedeva una piccola proprietà non lontana dal Trebbio.
Nel 1486 anche Cafaggiolo venne destinata a questo ramo della famiglia medicea , detta poi dei ‘Popolani’ perché solidale con il popolo di Firenze quando, morto Lorenzo il Magnifico nel 1492, i Fiorentini si ribellarono all’autorità del figlio Piero, detto il Fatuo. Il suo orgoglio e la sua alterigia, provenienti forse dalla famiglia della madre, gli Orsini, aggiunti alla sua insipienza si tradussero per Piero nell’esilio da Firenze.

Lorenzo de MediciLorenzo de Medicigiuliano de' mediciGiuliano de Medicipiero di cosimo de mediciPiero de MediciNel 1495 il Botticelli lavorò al Trebbio su incarico di Lorenzo, detto il Popolano, per imprecisate decorazioni eseguendovi anche la pala per l’altare della chiesa, oggi alla Galleria dell’Accademia. Giovanni, il fratello minore di Lorenzo il Popolano nel 1498 fu inviato come ambasciatore fiorentino a Imola e Forlì, all’epoca governate dalla notoriamente coraggiosa Contessa Caterina Riario-Sforza, due volte sposata, figlia naturale di Galeazzo Maria Sforza, Duca di Milano. Benchè ilCaterina Sforza RiarioCaterina Sforza Riario Medici fosse di qualche anno più giovane, attratta dal suo temperamento gentile, Caterina lo sposò. Sfortunatamente Giovanni sopravvisse solo un anno, ma in questo periodo dal loro matrimonio nacque un figlio, poi chiamato Giovanni dal nome del padre. La causa della morte prematura del Medici non è mai stata attribuita a intrighi di corte, benché i precedenti due mariti di Caterina fossero stati assassinati. Mentre gli altri figli avuti dai passati matrimoni erano stati in qualche modo solo tollerati dalla madre, questo bambino era tutto ‘Sforza’e divenne il suo favorito. Nella tenera età Giovannino si dimostrò forte e impavido, ma ahimè più tardi queste qualità si tramutarono in violenza e in un temperamento vendicativo; la madre era l’unica capace di tenerlo sotto controllo, e fu una tragedia quando ella morì nel 1509. La sua morte era stata provocata da un’infezione ad una gamba contratta al Trebbio, ma la salute della contessa era già stata compromessa, quando era stata crudelmente imprigionata in Castel Sant'Angelo da Cesare Borgia dopo la resa di Forlì all'esercito papale. L’orfano, divenuto ribelle e indomabile, venne segregato al Trebbio, che aveva ereditato dal padre. Esistono lettere scritte dal Vaini, agente di Jacopo Salviati, tutore fiorentino del bambino, che spiegano come la sua incapacità nel controllare il ‘selvatico’ Giovanni che, all’età di 12 anni, già frequentava cattive compagnie a San Piero a Sieve, istigato da un suo più anziano cugino di Cafaggiolo. A diciotto anni, nel Maria SalviatiMaria Salviati1516, sposò una sua cugina alla lontana, Maria Salviati, figlia del suo tutore e di Lucrezia, una figlia di Lorenzo il Magnifico. Postosi a servizio del papa, Giovanni de’ Medici introdusse la prima forma di truppe mercenarie e divenne presto il più famoso "Condottiero" militare del suo tempo, detto "Giovanni delle Bande Nere". Mentre il prode marito era quasi sempre lontano, impegnato a combattere, Maria si ritirò al Trebbio, dove allevò il loro unico figlio, Cosimo. Nel novembre del 1526 Giovanni fu mortalmente ferito combattendo per i francesi nella battaglia di Pavia, e morì prematuramente all’età di 28 anni. Maria e il figlio Cosimo continuarono a vivere al Trebbio fino al 1537 quando il regnante Duca di Firenze, Alessandro, figlio naturale del primo Papa Medici, Clemente VII, fu assassinato da Lorenzino, un altro cugino Medici. I Fiorentini scelsero quindi Cosimo, ora nuovo capo della famiglia Medici, come successore e secondo Duca, più tardi primo Gran Duca di Toscana.

Il Trebbio rimase allora una residenza venatoria medicea, occasionalmente visitata da Cosimo e dalla moglie spagnola, Eleonora di Toledo. L'ultimo Medici a organizzarvi fastosi banchetti e battute di caccia fu il mondano Cardinal Carlo de' Medici, all’epoca proprietario del vicino castello di Cafaggiolo, fratello del quarto Gran Duca Ferdinando II.
Nel 1644 la proprietà del Trebbio fu venduta al mercante fiorentino Giulio Serragli. Il nuovo titolare tuttavia sopravvisse solo quattro anni, lasciando tutto, compreso il Castello, all'ordine dei Padri Filippini, a condizione che fosse costruito un edifìcio di culto in sua memoria. Così nell’arco di circa cento anni venne costruita la grande chiesa di San Filippo Neri a Firenze, meglio conosciuta come San Firenze, insieme al vicino Oratorio, un unico complesso immobiliare tra il Bargello e Palazzo Vecchio. La costruzione fu finanziata con le rendite ricavate dai possedimenti del Mugello, incluso il Trebbio.
I Padri Filippini amministrarono il bene con successo: dettagliate relazioni e accurate planimetrie a colori di tutti i poderi possono essere tutt'ora consultate presso l'Archivio di Stato di Firenze. Numerose famiglie del contado del Trebbio dell’epoca rinascimentale esistevano ancora al momento della dissoluzione della mezzadria dopo la seconda guerra mondiale. Il sistema poderale ebbe origine al tempo dei Romani, ma la forma 'mezzadrile' risale agli inizi della Repubblica Fiorentina (ed era, appunto, praticata ancora nel XX secolo), basata sulla condivisione, a metà, dei raccolti tra agricoltori e proprietari, mentre a quest'ultimi spettavano le riparazioni e i nuovi investimenti. La mezzadria aveva molti vantaggi, e funzionava bene, ma, al Trebbio come in molte altre parti del paese, fu messa in crisi dall'invasione napoleonica e dai successivi fermenti sociali che precedettero l'unificazione sotto i Savoia. Da questa epoca fino al 1865, quando per ordine del nuovo governo italiano, tutte le proprietà ecclesiastiche furono confiscate, i Padri Filippini, per evitare l'espropriazione, posero i terreni e il castello del Trebbio nelle mani di un loro confratello e di un amministratore laico, Oreste Codibò. Alla morte di quest'ultimo non fu trovato alcun testamento, distrutto o - secondo le dicerie popolari – sottratto furtivamente dal nipote Leopoldo mentre dormiva. Così questo Codibò si appropriò del complesso. Ne seguì una complicata causa legale che si trascinò per più di due anni, alla fine della quale fu comunque data ragione al Codibo, che così ebbe modo di dimostrarsi una persona del tutto spregevole. Il Codibo si sbarazzò del fattore. Bacci, che dovette ritirarsi tristemente con sua moglie e il figlio nella contigua proprietà ecclesiastica di San Giovanni in Petroio, dove era marcantonio borghesePrincipe Marcantonio BorgheseParroco suo zio acquisito. Mise una rumorosa muta di cani nell'orto, tagliò le fitte querce secolari che fino a quel momento fiancheggiavano la strada maestra fino alle colline, vendendole a lotti per contanti. Velocemente dissipò il patrimonio in vino, donne e cose futili. Così in pochi anni, nel 1882, i debiti accumulati costrinsero gli eredi a vendere la proprietà. Acquistò la tenuta, messa all’asta, Maria Teresa de la Roche Faucould, vedova del Principe Marcantonio Borghese, Duca di Bomarzo, nipote di Camillo Borghese, marito di Paolina sorella di Napoleone. Il principe aveva già acquistato nel 1866 la tenuta di Cafaggiolo. Questa famiglia si diede molto da fare per cercare di rimettere in ordine la proprietà, piantando giovani querce e riorganizzando i poderi, ma, risiedendo nel castello di Cafaggiolo, lasciò che l’edificio del castello del Trebbio andasse in rovina, eccetto le stanze della torre. Dopo cinquant'anni, passate appena due generazioni, l’intero complesso era di nuovo sul mercato ad un’asta giudiziaria a Firenze.

scaretti padre ZEnrico ScarettiIl dott. Enrico Scaretti il 10 agosto 1936 entrò così in possesso di entrambi i castelli del Trebbio e di Cafaggiolo con i loro 40 poderi e molta terra boschiva. A questa data il Trebbio era quasi in completa rovina non essendo stato più abitato per tanti anni, al punto che da una stanza del piano terra si poteva scorgere addirittura il cielo! Il castello era circondato da una intricata e impenetrabile boscaglia spontanea. C'erano anche alcune costruzioni agricole del XVII secolo addossate al lato sud che furono successivamente demolite durante i lavori di restauro. A un chilometro circa a sud del Trebbio fu riaperta l'originaria cava di pietra, da cui era stata anticamente ricavata la materia prima per costruire il castello, sebbene ricoperta di vegetazione, e così, ancora una volta fornì i nuovi conci per le opere di ripristino. Le opere di restauro furono eseguite con metodi artigianali, ancora simili a quelli medioevali. Settanta persone furono impiegate per eseguire questi lavori,trebbio 1937 ZIl Castello del Trebbio nel 1937 utilizzate anche per rimettere in sesto la vecchia strada di accesso in modo da far passare vetture e autocarri. Il tetto fu interamente rifatto, adoperando le vecchie tegole e furono aggiunti i comignoli. Tutti i pavimenti, porte e soffitti furono ridipinti; l’unico soffitto originale rimasto è quello nella stanza sulla loggia o veranda con il grande stemma circolare dipinto, memoria del matrimonio fra Giovanni de’ Medici e Caterina Sforza, da datarsi alla fine del XV secolo. L'intero restauro fu completato nell’arco di 11 mesi.

 

 

 

Altre note storiche

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Il nome Trebbio deriva dal latino ‘trivium’ o tre strade. Il castello sorgeva in prossimità del vecchio tracciato che collegava Firenze con Bologna, allora strada principale per il Nord. L’incrocio era proprio al di sotto del castello dove la strada si dirigeva verso San Giovanni in Petroio per poi traversare la Sieve nella pianeggiante e fertile vallata mugellana. La piccola cappella nella piazza del Trebbio risale al 1364; dedicata originariamente ai SS. Antonio e Onofrio, protettori dei pellegrini, fu senza dubbio frequentata da viaggiatori di ogni tipo. La cappella, poi dedicata ai SS. Cosmo e Damiano, fu poi interamente ristrutturata e voltata da Michelozzo al momento del suo intervento al castello. Il portico ed il rosone risalgono al restauro del 1936.

 

armilapideDurante gli anni della guerra 1915-1918 dei prigionieri austriaci furono alloggiati nella torre. Durante quella del 1939-1944, la  cosiddetta ‘Linea Gotica’, che divideva in due la penisola italiana, passava proprio attraverso il Trebbio e perciò vi si installò l’Alto Comando Tedesco per qualche tempo fino alla ritirata generale. I tedeschi utilizzarono la Loggia come H. Q. ma quando la linea gotica non fu più difendibile fuggirono verso Nord, senza far saltare in aria i castello come era nelle loro intenzioni. Subito dopo il Maresciallo di campo Visconte Alessandro di Tunisi (ultimo governatore generale del Canadà) visitò il castello, perché era un eccellente ‘P. O’ o Punto di Osservazione per l’offensiva a Nord degli alleati 

Traduzione dal testo originale in inglese di Marjorìe Jebb Scaretti  vissuta al Castello del Trebbio dal 1935 al 1981, con le integrazioni dovute ai recenti studi promossi da Lorenzo Scaretti